IL CNEL PRENDA ATTO DEL CAMBIAMENTO. LA RAPPRESENTANZA NON È MONOPOLIO DELLA TRIPLICE
“I dati resi noti dal CNEL, secondo cui il 91% dei contratti depositati è siglato da CGIL, CISL e UIL con Confindustria, non possono essere interpretati come una fotografia fedele della realtà del lavoro e della rappresentanza in Italia. Quei numeri raccontano solo una parte del Paese, quella che si ostina a non vedere quanto il panorama sindacale sia cambiato negli ultimi anni.”
Lo dichiara Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, commentando lo studio del CNEL sulla contrattazione collettiva.
“Confintesa – prosegue Prudenzano – è presente all’interno dell’Assemblea del CNEL proprio perché ha dimostrato nei fatti la sua rappresentatività tra i lavoratori. Le nuove organizzazioni sindacali raccolgono consenso, sono radicate nel territorio e nei luoghi di lavoro. Il CNEL non può continuare a ragionare con categorie ferme agli anni ’60, quando esistevano solo le tre grandi sigle. Il mondo è cambiato. È ora che anche le istituzioni se ne accorgano.
L’importante non è il numero di contratti firmati, ma la qualità degli stessi. E soprattutto che quei contratti rispettino l’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto dei lavoratori a una retribuzione equa e dignitosa. Non ci sembra che tutti i contratti firmati dalla triplice rispettino questo principio. Basti pensare al contratto per i vigilanti privati, che prevede paghe da fame di appena cinque euro l’ora. È inaccettabile.”
Confintesa sottolinea come l’articolo 39 della Costituzione, che prevede il riconoscimento giuridico dei sindacati, non sia mai stato attuato, lasciando il sistema sindacale ancorato a un modello superato e bloccato.
“Qualcuno oggi – aggiunge Prudenzano – tenta di usare l’articolo 39 in modo selettivo, per escludere le nuove sigle che pure rappresentano una fetta importante e crescente del mondo del lavoro mentre sul fronte della controparte datoriale, vogliamo evidenziare come Confindustria non rappresenti più la totalità delle imprese italiane. Le grandi aziende associate sono spesso enti pubblici o partecipati dallo Stato, mentre l’85% delle aziende rappresentate ha meno di 50 dipendenti. È evidente che questa visione della contrattazione non è né democratica né aderente alla realtà produttiva del Paese.
Abbiamo fiducia nel CNEL – conclude Prudenzano – ma chiediamo che non si renda complice di chi vuole mantenere un’egemonia sindacale che oggi non ha più legittimazione nei fatti. Il CNEL è e deve restare la casa di tutti i corpi intermedi. Non può essere utilizzato da chi rifiuta il cambiamento e vuole consolidare un potere rappresentativo che ha perso nel tempo. Confidiamo nel buon senso e nella visione democratica del Presidente Renato Brunetta, affinché il CNEL continui a difendere davvero la Costituzione e i diritti di tutti i lavoratori italiani.”
