SALARI FERMI, PREZZI IN CORSA: RITARDO NEI RINNOVI E REGOLE NUOVE PER LA RAPPRESENTATIVITÀ
I salari crescono meno dei prezzi e milioni di lavoratori vedono ridursi ogni giorno il proprio potere d’acquisto. Per Confintesa, una delle cause del problema è anche il sistema della rappresentanza sindacale, dove le organizzazioni storiche continuano a rivendicare un ruolo esclusivo nella contrattazione, nonostante la nascita di nuove Confederazioni. Il dato è ormai difficile da ignorare: in Italia i salari non hanno tenuto il passo dell’ aumento del costo della vita. Negli ultimi anni l’inflazione ha eroso una parte significativa del reddito dei lavoratori, mentre i rinnovi dei contratti collettivi sono arrivati spesso con mesi, e in alcuni casi anni, di ritardo.
Il risultato è concreto: anche quando la busta paga aumenta in termini nominali, con quello stipendio si possono acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. Secondo i dati riportati nell’analisi da cui prendiamo spunto, dal 2019 le retribuzioni lorde sono cresciute del 12,2%, mentre i prezzi sono aumentati del 19,7%. Una differenza che fotografa una perdita significativa di potere d’acquisto per i lavoratori, infatti l’aumento dei prezzi è certamente uno dei fattori determinanti, ma non è l’unico elemento sul quale occorre interrogarsi. Un sistema di contrattazione che rinnova i contratti con grande ritardo non è in grado di proteggere tempestivamente i salari dall’inflazione. Quando un contratto scade e rimane per mesi senza rinnovo, il lavoratore continua a percepire una retribuzione stabilita in un contesto economico ormai superato. Se nel frattempo il costo della vita aumenta rapidamente, la perdita di potere d’acquisto si verifica immediatamente e difficilmente viene recuperata integralmente con il successivo rinnovo. È proprio su questo punto che Confintesa ritiene necessario aprire una riflessione sul sistema della rappresentanza sindacale.
Nel mondo del lavoro sono nate, negli anni, nuove Confederazioni e nuove organizzazioni sindacali, espressione di lavoratori che non si riconoscono necessariamente nelle organizzazioni tradizionali. Eppure, secondo Confintesa, permane la tendenza delle organizzazioni sindacali storiche a considerare il tavolo della contrattazione come uno spazio nel quale mantenere una posizione dominante, ostacolando di fatto una piena apertura alla pluralità della rappresentanza. Il punto non è rivendicare un posto al tavolo per una sigla piuttosto che per un’altra. Il punto è capire se l’attuale sistema garantisca davvero la migliore tutela possibile per i lavoratori. Se la presenza di nuove Confederazioni viene considerata un problema anziché una possibilità di confronto, il rischio è quello di irrigidire il sistema della contrattazione e di rendere ancora più lunghi i tempi dei rinnovi. E quando un contratto rimane scaduto per mesi, non è il sindacato a pagare il prezzo del ritardo: è il lavoratore.
Confintesa ritiene che il tema debba essere affrontato senza privilegi e senza rendite di posizione. La rappresentatività sindacale dovrebbe essere misurata sulla base del reale consenso dei lavoratori e della effettiva presenza nei luoghi di lavoro, attraverso criteri trasparenti, verificabili e uguali per tutti. Non può essere sufficiente affermare di essere “storici” per ottenere automaticamente il diritto a decidere chi può partecipare alla contrattazione. La storia di un’organizzazione è un valore, ma non può trasformarsi in un diritto permanente al monopolio della rappresentanza. La pluralità sindacale, se regolata attraverso criteri oggettivi, può invece diventare uno strumento per rendere la contrattazione più dinamica, competitiva e vicina alle esigenze reali dei lavoratori.
Confintesa ritiene che il primo obiettivo debba essere molto semplice: evitare che i lavoratori rimangano per anni con contratti scaduti e salari non adeguati al costo della vita. Occorre intervenire sui tempi della contrattazione, sulla rappresentanza e sulle regole che stabiliscono chi può sedere ai tavoli negoziali. Non è accettabile che, mentre supermercati, affitti, energia e servizi aumentano di prezzo, il lavoratore debba aspettare mesi o anni per vedere riconosciuto un adeguamento della propria retribuzione. E non è accettabile che il problema venga successivamente affrontato principalmente attraverso bonus, detrazioni o interventi fiscali temporanei. Il salario deve tornare al centro della contrattazione. Il fisco può attenuare una perdita, ma non può sostituire una buona contrattazione collettiva. Confintesa chiede quindi che il tema della rappresentanza venga finalmente affrontato con serietà, trasparenza e senza preclusioni.
Nessuna organizzazione sindacale dovrebbe avere il monopolio permanente della rappresentanza. Nessuna Confederazione dovrebbe essere esclusa soltanto perché non appartiene alla storia del sindacalismo tradizionale. A decidere chi rappresenta i lavoratori deve essere, innanzitutto, il consenso reale dei lavoratori, misurato attraverso criteri oggettivi, trasparenti e democratici. È proprio con questo obiettivo che Confintesa ha predisposto un disegno di legge, giacente in per riformare il sistema della rappresentanza sindacale, rendendolo più aderente all’attuale realtà delle relazioni sindacali e alla pluralità delle organizzazioni che oggi operano nel mondo del lavoro.
La proposta di Confintesa si fonda su alcuni principi fondamentali:
1. Una rappresentatività realmente misurata.
La rappresentanza non può essere attribuita sulla base della sola anzianità dell’organizzazione o di accordi tra le sigle già presenti ai tavoli. Deve essere verificata attraverso criteri oggettivi e certificabili, che tengano conto della reale presenza delle organizzazioni nei luoghi di lavoro e del consenso espresso dai lavoratori.
2. Parità di accesso alla contrattazione.
Le organizzazioni che dimostrano di possedere una reale rappresentatività devono poter partecipare ai tavoli negoziali secondo regole uguali per tutti. Nessuna organizzazione dovrebbe poter decidere autonomamente chi è legittimato a sedersi al tavolo. La selezione dei soggetti negoziali deve derivare da regole trasparenti e democratiche, non da intese riservate tra le organizzazioni già dominanti.
3. Maggiore legittimazione democratica dei contratti.
La forza di un contratto collettivo non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla firma delle organizzazioni considerate “storiche”, ma dalla effettiva rappresentatività delle parti che lo sottoscrivono e, soprattutto, dal consenso dei lavoratori. È necessario rafforzare quindi i meccanismi attraverso i quali i lavoratori possano esprimersi sugli accordi che incidono direttamente sulle loro condizioni economiche e normative.
L’obiettivo non è moltiplicare i tavoli né creare confusione nella contrattazione. Al contrario, un sistema di regole chiare sulla rappresentanza può rendere la contrattazione più ordinata, più veloce e più democratica. Un sistema nato in un contesto profondamente diverso da quello attuale non può continuare a essere utilizzato per conservare equilibri e rendite di posizione. Le regole della rappresentanza devono evolversi insieme al mondo del lavoro, riconoscendo la pluralità delle organizzazioni e garantendo ai lavoratori la possibilità di scegliere liberamente da chi essere rappresentati. La proposta di Confintesa parte da un principio semplice: non devono essere le organizzazioni a decidere chi è rappresentativo; deve essere la rappresentatività effettivamente dimostrata a determinare chi ha diritto di partecipare alla contrattazione. Per Confintesa, aprire i tavoli a una rappresentanza realmente misurata e pluralista non significa indebolire il sindacato: significa rafforzare la democrazia sindacale, rendere più trasparenti le relazioni industriali e garantire una tutela più efficace dei lavoratori. Perché mentre le organizzazioni discutono di equilibri e di poltrone, i prezzi continuano a correre e gli stipendi restano indietro. E il tempo perso ai tavoli della contrattazione, alla fine, viene pagato sempre dalla stessa parte: dai lavoratori.
È tempo, quindi, di superare le rendite di posizione e costruire un sistema di rappresentanza più moderno, trasparente e realmente democratico, capace di rispecchiare il mondo del lavoro di oggi e non quello di decenni fa. Confintesa è pronta a fare la propria parte, mettendo a disposizione del confronto istituzionale il proprio disegno di legge e chiedendo che la riforma della rappresentanza torni finalmente al centro dell’agenda politica e sindacale.
