IL SINDACATO DEI CARAIBI

Tra i mari agitati dei “contratti pirata”, uno immagina sempre la solita scena: la sigla sindacale improbabile, fondata una sera tra aperitivi e karaoke, che firma paghe da schiavismo medievale.
E invece, udite udite, la vera sorpresa sarebbe che il galeone dei presunti pirati porti bandiera rossa e canti “Bella Ciao” all’alba: la CGIL.
Ma ricordate il contratto per le guardie giurate fissava una paga oraria così bassa, 5 euro, che per leggerla serve il James Webb Telescope.
Altro che salario minimo: qui siamo al salario quantistico, quello che esiste e non esiste allo stesso tempo.
Nel frattempo, Landini urla dai palchi:
“Abbasso i contratti pirata!”
E l’Italia intera rimane con la sensazione di assistere allo spettacolo di un pompiere che dà fuoco alle tende per mostrare quanto è bravo a spegnere gli incendi.
Ma il vero colpo di teatro arriva quando Landini chiama Confindustria come alleato nella crociata contro la pirateria contrattuale.
Un po’ come se Robin Hood decidesse di combattere l’ingiustizia… insieme allo sceriffo di Nottingham.
Della serie: Se non puoi batterli, fatteli amici.
Confintesa, evitando sceneggiate polemiche chiede solo il rispetto della Costituzione che all’articolo 36 prevede un salario dignitoso oltre che il rispetto del pluralismo sindacale.
Un gesto quasi crudele, perché nulla mette più in difficoltà la politica italiana del dover ricordare che esiste una cosa chiamata pluralismo sindacale.
Ci viene un dubbio: Non è che per rappresentare i lavoratori bisogna avere la tessera vintage del ’76?Un concetto semplice, ma che manda in tilt la “triplice”, che negli ultimi anni, tra perdita di consensi e calo d’iscritti, sembra combattuta tra la nostalgia e l’ansia da prestazione.
La manifestazione di Firenze, poi, è stata l’apoteosi: palco gigantesco, bandiere a non finire, slogan altisonanti.
Ma il messaggio che trapelava fra una pausa musicale e un appello alla dignità era chiarissimo:
“Ridateci la monop… ehm, l’egemonia!”
Ovviamente ben ricoperto da strati di retorica, mimosa simbolica e lacrime utili alle telecamere del telegiornale.
Confintesa ribadisce, con l’eleganza di chi sa che la satira funziona meglio della rabbia:
“Noi vogliamo solo ciò che c’è già scritto nella Costituzione: pluralismo e democrazia sindacale.”
Che poi, diciamolo: in Italia è davvero rivoluzionario chiedere… l’ovvio.
Qui non serve un Che Guevara, un Berlinguer o un nuovo sindacato combattente.
Basta qualcuno che apra la Costituzione e dica:
“Ehi, ragazzi, c’è scritto qui. C’è sempre stato. Dove avete guardato negli ultimi quarant’anni?”

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