SALUTE MENTALE NEL LAZIO: IL CASO DEL SANT’ANDREA EVIDENZIA IL COLLASSO DEL SISTEMA REGIONALE
Un ricovero che si protrae ormai da ben tre mesi all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma riporta sotto i riflettori la drammatica situazione in cui versa la rete della salute mentale nel Lazio.
Il caso riguarda un paziente ventenne con una complessa e marcata neurodiversità che, a causa della mancanza di percorsi e strutture territoriali idonee, si trova bloccato in un reparto di degenza intensiva ospedaliera per un tempo del tutto sproporzionato rispetto alla funzione dell’SPDC.
La permanenza prolungata di questa tipologia di degenza ha generato una situazione di gravissimo rischio all’interno del reparto. Nel corso degli ultimi mesi si sono verificate ripetute aggressioni fisiche ai danni del personale sanitario e sociosanitario, oltre a episodi di violenza e molestie rivolti agli altri degenti, con particolare accanimento nei confronti delle pazienti più giovani. Operatori e ricoverati sono costretti a convivere in un clima di costante tensione e insicurezza.
Questo episodio non rappresenta un’eccezione, bensì il sintomo di una falla strutturale della sanità regionale. La carenza cronica e il definanziamento delle strutture territoriali (comunità terapeutiche, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, centri diurni e strutture ad alta assistenza) trasformano gli SPDC ospedalieri in “valvole di sfogo” improprie. Reparti nati per gestire l’acuzie e la stabilizzazione a breve termine diventano luoghi di parcheggio a lungo termine per soggetti che necessiterebbero di percorsi riabilitativi o di custodia specialistica del tutto differenti.
Confintesa Sanità Lazio chiede un intervento immediato e non più differibile da parte della Regione Lazio e della direzione aziendale per:
– trasferire senza ulteriori indugi il paziente presso una struttura idonea a gestire la gravità dei comportamenti aggressivi, tutelando l’incolumità dei lavoratori e degli altri degenti dell’SPDC del Sant’Andrea.
– attivare un piano straordinario di presa in carico territoriale per svuotare i reparti ospedalieri da degenze cronicizzate improprie.
– investire risorse concrete nella creazione e nel rafforzamento di strutture recettive adeguate alle disabilità psichiche e le neurodivergenze complesse.
Non è più tollerabile che a pagare il prezzo dell’assenza di programmazione regionale siano la sicurezza dei lavoratori della sanità e il diritto alla cura di tutti i pazienti.
