QUANDO IL SUD ERA PIÙ INDUSTRIALIZZATO DEL NORD

Le regioni più industrializzate d’Italia, prima del 1860, erano la Campania, la Calabria e la Puglia: per i livelli di industrializzazione le Due Sicilie si collocavano ai primi posti in Europa. In Calabria erano famose le acciaierie di Mongiana: con tre altiforni per la ghisa, due forni Wilkinson per il ferro e sei raffinerie, occupava 1.500 operai. L’industria della seta occupava oltre 3.000 persone.

La piu’ grande fabbrica metalmeccanica del Regno era quella di Pietrarsa, posizionata fra Napoli e Portici, con oltre 1200 addetti: un record per l’Italia di allora. Dietro Pietrarsa c’era l’Ansaldo di Genova, con 900 operai e lo stabilimento napoletano produceva macchine a vapore, locomotive, motori navali, precedendo di molti anni la Breda (1886) e la Fiat, nata nel 1899.

A Castellammare di Stabia, dalla fine del XVIII secolo, operavano i cantieri navali più importanti e tecnologicamente avanzati d’Italia. A Vigliena (area di Napoli) fu allestita la prima nave a vapore, il Real Ferdinando, nel 1818. Da Castellammare di Stabia uscirono la prima nave a elica d’Italia e la prima nave in ferro.

La tecnologia era entrata anche in agricoltura, dove, per la produzione dell’olio in Puglia, erano usati impianti meccanici che accrebbero fortemente la produzione. L’Abruzzo era importante per le cartiere (forti anche quelle del Basso Lazio e della Penisola Amalfitana), la fabbricazione delle lame e le industrie tessili. La Sicilia esportava zolfo, preziosissimo allora, specie dalla provincia di Caltanissetta, all’epoca una delle città più ricche e industrializzate d’Italia. In Sicilia c’erano porti commerciali da cui partivano navi per tutto il mondo, Stati Uniti ed Americhe comprese.

Puglia e Basilicata erano importanti per i lanifici e le industrie tessili, molte delle quali già motorizzate. La tecnologia era entrata anche in agricoltura, dove per la produzione dell’olio in Puglia erano usati impianti meccanici che accrebbero fortemente la produzione. Le macchine agricole pugliesi erano considerate fra le migliori d’Europa.

Una volta occupate le Due Sicilie, il governo di Torino iniziò lo smantellamento del tessuto industriale di quelle che erano divenute le “province meridionali”.  Pietrarsa (dove il 6 agosto 1863 i bersaglieri compirono un sanguinoso eccidio di operai per difendere le pretese del padrone privato cui fu affidata la fabbrica) fu condannata a un inarrestabile declino.

Nei cantieri di Castellammare furono licenziati in tronco 400 operai. Le acciaierie di Mongiana furono chiuse nel 1881, mentre la Ferdinandea di Stilo (con ben 5000 ettari di boschi circostanti) fu venduta per pochi soldi a un “colonnello garibaldino”  Achille Fazzari, giunto in Calabria al seguito dei “liberatori”.

Francesco Prudenzano

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