CONFUSIONE EUROPEA

Noi europei abbiamo un problema di comprensione.
L’UE non è un soggetto geopolitico, è un soggetto economico che si finge geopolitico. Per questo motivo, quando deve trattare di questioni politiche entra nel pallone. Si trova inevitabilmente più a suo agio con quelle economico-commerciali ed energetiche, ad esempio.
Se paragoniamo l’UE alla Cina, alla Russia e agli Stati Uniti d’America o ad un qualsiasi altro Stato, dimentichiamo che l’Unione Europea non è uno Stato ma un insieme di Stati che, tra l’altro, competono tra loro, seguendo regole finché conviene, altrimenti vengono più o meno violate in base ai rapporti di forza tra gli Stati.
Nella UE si consente la concorrenza fiscale tra Stati (Irlanda, Olanda, Lussemburgo…) e tante altre belle cosine. Per cui la differenza tra l’UE e gli Stati che ne fanno parte, e uguale a quella che c’è tra un campo di gioco e i giocatori. L’Unione Europea è un campo di gioco in cui ci sono dei giocatori che sono gli Stati parte dell’Unione Europea o, meglio, parte dell’eurozona. Sono quelli che partecipano a una competizione in cui sperano di ottenere delle risorse che altrimenti non avrebbero.
Questo è il motivo di fondo di chi entra in questo spazio di gioco. Naturalmente in questo spazio di gioco conta la capacità e la struttura, il radicamento e la tecnocrazia, l’influenza e i tuoi rapporti con gli altri Stati.

Quindi che cosa manca all’UE per diventare un soggetto geopolitico?

Semplice: il sentimento e la violenza che si accompagna al sentimento. Due aspetti che vengono completamente tralasciati e che sono necessari per la creazione di una nazione.
Trattiamo il tema della nazione europea come se fosse una partita di Risiko. Si sente dire spesso: “Ma se ci vogliamo tutti bene (che poi non è vero ma facciamo finta) e ci conviene stare insieme, perché non creiamo gli Stati uniti d’Europa?”
Questa è una delle tante riflessioni che fanno coloro che credono sia possibile uno Stato europeo che si possa definire tramite trattati.
E invece non è mai esistita nella storia, una nazione creata con questi presupposti.
Lo può aver accettato un’Elite che l’ha proposta, ma poi esistono i popoli che l’accettano sempre attraverso la violenza e la sopraffazione degli altri, perché la percezione degli altri non è quella dell’Elite.
Conta quello che pensa il contadino della campagna profonda francese o tedesca sul fatto di stare assieme con quello italiano alla pari e viceversa.
Anche l’Italia nacque così, con atti terroristici, violazioni di stati sovrani, insurrezioni armate… Insomma, da una violenza che poi si tradotta (non completamente) in sentimento nazionale.

In conclusione, se volessimo veramente una Unione Europea intesa come nazione prepariamoci alla violenza che questo comporta. Ci conviene? Io non credo.
Occorre invece rendersi conto siamo nell’ambito di un’arena in cui le nazioni cercano di perseguire il proprio interesse prima di quello degli altri e della UE.
Su questo i due poli della politica italiana sono entrambi deficitari:
quello europeistico, che dice che la UE è il paradiso ma che deve essere solo migliorato, pensando che sia possibile una evoluzione asettica verso Stati Uniti d’Europa, ipotesi semplicemente inesistente.
quello dei cosiddetti sovranisti, che danno quasi tutta la colpa all’UE che però, come detto, non esistendo come soggetto geopolitico non può avere colpe o meriti.
Dovremmo poter fare anche noi i nostri interessi, che sono la cosa più importante, sempre all’interno di questa arena, come fanno gli altri.
Ci riusciremo? Ho dei dubbi.

Francesco Prudenzano

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